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Molestie e minacce a un avvocato, antiquario rinviato a giudizio con accuse di stalking e diffamazione

Chieti. Un antiquario di Pescara, Angelo Primavera di 67 anni, è stato rinviato a giudizio oggi dal gup del Tribunale di Chieti Isabella Maria Allieri, con le accuse di stalking e diffamazione. La vittima è Giovanni Angelucci, 44 anni, avvocato piuttosto noto di Francavilla al Mare, attuale coordinatore cittadino della Lega, il quale assistito dall’avvocato Massimo Dragani, si è costituito parte civile e chiede un risarcimento dei danni pari a 50 mila euro. Il processo è stato fissato per il 14 marzo del 2019.

Primavera, che attualmente è detenuto ed oggi ha rinunciato a comparire in udienza, secondo l’accusa fino al 13 novembre del 2016 avrebbe reiterato condotte di molestia e minacce consistite nel seguire gli spostamenti di Angelucci, nel passare ripetutamente sotto lo studio e l’abitazione del legale, fermandosi e scendendo dall’auto al fine di scrutare all’interno delle finestre dell’abitazione, nonché recandosi presso la sede elettorale dell’allora candidato sindaco di Francavilla al Mare Alessandro Mantini, con la cui lista Angelucci si era candidato, pronunciando dinanzi alle persone presenti frasi offensive e minacciose come “Dove lo trovo lo rovino”.

Fatti che secondo l’accusa, hanno provocato in Angelucci un fondato timore per la propria incolumità e per quella dei propri congiunti considerando che, sebbene Primavera fosse stato già sottoposto a procedimento penale dal Tribunale di Pescara e ad una misura cautelare per un reato della stessa indole sempre ai danni di Angelucci, non
intendeva recedere dalla sua condotta. I fatti di cui al processo che si celebrerà a Chieti, hanno un antecedente
nella vicenda che si è chiusa in Tribunale a Pescara lo scorso 20 settembre con la condanna di Primavera, a
nove anni di reclusione e 2.500 euro di multa: l’antiquario in quel caso era accusato di estorsione e di stalking
sempre nei confronti di Angelucci.

Secondo l’accusa, da maggio al 4 luglio del 2013, avrebbe costretto Angelucci a consegnargli 10 mila euro in contanti e 24 cambiali, per un importo di 60 mila euro, minacciando di fare del male a lui e ai suoi familiari, in alcuni casi facendo riferimento anche all’uso di una pistola. E che avrebbe testimoniato il falso in una causa civile che vedeva coinvolto Angelucci.

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