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Remo Brindisi, racconti del Novecento: all’Emiciclo una mostra dedicata al maestro poliedrico legato all’Abruzzo

Pescara. Il Consiglio regionale dell’Abruzzo e l’Assessorato alla Cultura del Comune dell’Aquila hanno dedicato un ulteriore omaggio ad un grande maestro, Remo Brindisi, particolarmente legato alla città, in occasione del centenario della nascita con l’inaugurazione della mostra a Palazzo dell’Emiciclo.

Presente il presidente del Consiglio Di Pangrazio e l’assessore del Comune Di Cosimo, la mostra: “Remo Brindisi. Racconti del Novecento” è stata curata da Lucia Arbace e Paola Marulli, grazie anche alla proficua collaborazione tra il Consiglio Regionale e il Polo Museale dell’Abruzzo, diretto da Lucia Arbace, che ha messo a disposizione le pregevolissime opere dell’artista appartenenti al Munda (Museo Nazionale d’Abruzzo) diretto da Mauro Congeduti.

Remo Brindisi è stata una figura artistica poliedrica del Novecento e ha saputo coniugare diversi tipi di linguaggi espressivi non solo nella pittura, ma nelle arti in genere. All’interno del più ampio corpus di dipinti e grafiche di proprietà del Museo Nazionale d’Abruzzo sono stati selezionate opere rappresentative di un arco cronologico ampio dagli anni ’30 fino allo scadere degli anni ’60. Tale selezione dimostra come Brindisi abbia vissuto a pieno i cambiamenti storici e politici che hanno sconvolto e rianimato l’Italia, testimoniando con il suo piglio creativo di essere un vero protagonista, consapevole dei drammi ma anche gli entusiasmi che aleggiarono nel suo tempo.

“Nel corso delle prossime festività natalizie il corpus di opere di Remo Brindisi”, ha ricordato Di Pangrazio, “andrà ad abitare i suggestivi spazi del ‘giardino d’inverno’ all’interno del Palazzo dell’Emiciclo proponendo una storia per immagini dell’ operato del maestro”. A tale riguardo occorre ricordare che i lavori in mostra si fanno apprezzare per la forza espressiva veicolata da una giustapposizione cromatica con la quale l’artista compone le sue figure talvolta quasi primitive.

“La bellissima opera Pastori del 1950, selezionata come immagine del manifesto”, ha sottolineato Lucia Arbace direttore del Polo Museale, “rappresenta il suo forte legame con l’Abruzzo e con l’autenticità che questa terra sa esprimere. Negli anni ’60, periodo di fervore rivoluzionario per l’Italia, i colori si fanno più stridenti sicché si percepisce, quasi si sente, da una grande tensione emotiva soprattutto nei contenuti di maggiore attualità legati al sessantotto. Esempio eclatante in tal senso è l’opera del 1967, intitolata Pungolo contro il mondo”.

Va inoltre ricordato che il legame con l’Abruzzo è onorato anche da ulteriori produzioni, di non minore significato e importanza. Negli anni’50 realizza, insieme al padre Fedele scultore del legno, i simulacri per la processione del Venerdì Santo, qualificando così con grande originalità un solenne rito della città dell’Aquila tuttora molto partecipato, così come la Perdonanza che si avvale del pregevole contenitore per custodire la copia della Bolla di San Pietro Celestino.(

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