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Il maestro Lorenzoni all’IIS di Montesilvano, tra condizioni di povertà economica e disagio abitativo

Montesilvano. Franco Lorenzoni è un maestro elementare e insegna a Giove, in Umbria. Nel 1980 ha fondato ad Amelia la Casa-laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa, ispirato alla pedagogia di don Lorenzo Milani ed il suo ultimo libro è “I bambini pensano grande”. Nella giornata di ieri il maestro è stato nell’aula magna “Gianni Pagandone” dell’IIS Alessandrini di Montesilvano. Dopo gli interventi degli studenti sulle condizioni di povertà economica e sul disagio abitativo e sull’importanza della parola come strumento di conquista di sé, il maestro Lorenzoni ha condiviso con i presenti le sue riflessioni.

“Le materie scolastiche devono servire a capire il nostro tempo”, ha spiegato Lorenzoni, “in Italia, oggi, 2 milioni e 500 mila ragazzi non studiano e non lavorano e non sanno che rinunciare a studiare significa non credere che la conoscenza ci aiuti a vivere meglio. L’Italia è l’unico Paese  europeo che ha diminuito gli investimenti in istruzione, non preoccupandosi di un futuro in cui i lavori saranno totalmente diversi da quelli che si fanno oggi”.

“Se non arriveranno milioni di giovani non si uscirà dalla crisi”, ha precisato il maestro, “l’economia funziona solo se ci sono energie come quelli dei migranti dal Sud Italia che trasformarono l’Italia, che nel 1945 era un deserto di rovine fumanti, in una potenza economica. La disomogeneità è una risorsa, si costruisce di più nella diversità: l’uomo va avanti solo se sa immaginare cose folli”.

“In Italia il 5% più ricco è titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero”, ha concluso di fronte la vasta platea, “se c’è troppa differenza tra “ricchi” e “poveri” dagli abissi “escono demoni”, come nel quadro di Giotto che nel 1299 rappresentò la cacciata dei diavoli da Arezzo”. L’iniziativa, in collaborazione con la Biblioteca d’Istituto, è avvenuta nell’ambito del progetto di service learning “Mai più senza: persone senza case e case senza persone”.

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