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Consulta bacchetta la Regione Abruzzo per il piano gestione dei rifiuti. Nel 2018 legge e non atto amministrativo

Pescara. La Regione Abruzzo nel 2018 ha adottato il piano di adeguamento della gestione integrata dei rifiuti attraverso una legge, anziché attraverso un atto amministrativo, “omettendo”, in questo modo, “di dar corso all’adeguata valutazione dei diversi interessi coinvolti nella materia così come previsto dal legislatore statale, e perciò derogando ad una previsione finalizzata alla tutela dell’ambiente”.

Con queste motivazioni la Corte costituzionale, con la sentenza n. 28, relatore il giudice Augusto Barbera, ha dichiarato l’illegittimità della norma contenuta nell’articolo 2 della legge n. 5/2018 della Regione Abruzzo relativa appunto al piano regionale di gestione integrata dei rifiuti. La disposizione, approvata sotto la precedente giunta (in Abruzzo si è votato il 10 febbraio scorso per rinnovare giunta e consiglio regionali) era stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio, che aveva ritenuto lesa la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché il principio generale di “primarietà dell’ambiente”. Per rispettare il principio che deve assicurare uguali garanzie in materia ambientale su tutto il territorio nazionale, la Regione avrebbe dovuto agire non mediante una legge propria, ma con un atto amministrativo al termine di un procedimento che consentisse una piena valutazione degli interessi ambientali in gioco e delle relative tutele. “Si può dunque ritenere” si legge nella sentenza “che quando il legislatore statale prescrive l’adozione di una ‘procedura’, comprendendovi la partecipazione degli interessati e l’acquisizione di pareri tecnici, abbia inteso realizzare un procedimento amministrativo, al termine del quale la Regione è tenuta a provvedere nella forma che naturalmente ne consegue”.

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