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Agente aggredito da un detenuto con olio bollente, ora rischia di tornare a lavorare nello stesso carcere

L'appello di UilPa: è un pericolo, Bonafede gli aveva garantito sicurezza e protezione

Pescara. A giugno scorso era rimasto ferito dopo che un ergastolano gli aveva gettato addosso dell’olio bollente nel supercarcere di Sulmona. Ora lui, assistente di Polizia penitenziaria, dopo quasi un anno e con evidenti cicatrici, è pronto a tornare in servizio, ma la UilPa lancia l’allarme, sottolineando che “rischia di rientrare a lavorare laddove ha rischiato di essere ucciso” e chiede l’intervento del ministro Bonafede, che gli aveva “garantito personalmente vicinanza e protezione”.

“Non vorremmo mai che accadesse”, sottolinea il segretario Mauro Nardella, “ma la sensazione che si ha è che l’assistente capo di Polizia penitenziaria barbaramente aggredito, sfigurato con dell’olio bollente e quasi dato alle fiamme da un ndranghetista ergastolano il 20 giugno dello scorso anno, quando tornerà a prestare servizio rischierà di farlo rientrando ad operare nei reparti detentivi. Laddove cioè, a nostro modesto parere, non dovrebbe mai più tornare”. “La scelta che vorrei si potesse portare avanti”, conclude il sindacalista, “è che il ministro Bonafede interceda a suo favore affinché venga rimesso in gioco, dal punto di vista professionale, in un ruolo che solo l’agente saprà dire essergli più congeniale”.

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