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Allarme possibile focolaio Coronavirus a Rancitelli, il sindaco di Pescara scrive al prefetto e al questore

Pescara. “L’esposto del comitato ‘Per una nuova Rancitelli’ pervenuto alla prefettura e in Comune il 27 aprile, per i contenuti d’allarme sociale e per i riflessi della cronaca di questi giorni, va preso in serissima considerazione e deve consigliare una rapida ed efficace risposta delle istituzioni. Nella nota si sottolineano con preoccupazione episodi accaduti nel quartiere Rancitelli, in aperta violazione delle disposizioni normative inerenti il distanziamento sociale e in spregio a tutte le prescrizioni finalizzate a impedire l’estensione del contagio da Covid-19.

Nell’esposto si precisa con dovizia di particolari un quadro che descrive assembramenti, feste, libagioni e persino il ricorso sistematico ai fuochi d’artificio da parte della locale comunità rom che risiede in zona.

Proprio nell’imminenza del passaggio alla fase 2, dopo un lungo lockdown, le cronache hanno riportato che il 30 aprile, a Campobasso, un funerale rom ha visto la partecipazione di decine di persone che, incuranti delle precauzioni adottate a seguito di dpcm, decreti e ordinanze regionali e sindacali, hanno dato luogo ad assembramenti che costituivano pericolose occasioni di focolai infettivi. E infatti è notizia di queste ore che i contagiati in tale occasione sarebbero una sessantina, e sono 14 i casi di positività riscontrati a Vasto, nel quartiere San Paolo, in un intero palazzo abitato da famiglie rom che avrebbero partecipato alle esequie in Molise, peraltro in aperta violazione delle restrizioni agli spostamenti. Non a caso il sindaco di Vasto ha sollevato la questione della delimitazione di una ‘zona rossa’ per impedire che il virus possa espandersi all’esterno e riprendere forza, proprio nel momento in cui l’impegno di tutti è stato quello di circoscrivere il contagio.

Non può essere aprioristicamente escluso che tale quadro potrebbe riproporsi a breve nel quartiere Rancitelli, così come temono i residenti riuniti nel comitato civico attraverso i loro portavoce. Non sappiamo se qualcuno dei partecipanti alle feste riportate nell’esposto abbia o meno partecipato ai funerali di Campobasso, ma sappiamo che la promiscuità dei segnalati ritrovi nella quotidianità e gli assembramenti festaioli senza alcun dispositivo di protezione individuale costituiscono un pericolo più che potenziale, che non può e non deve essere sottovalutato, perché andrebbe a vanificare gli sforzi e i sacrifici di un’intera comunità che ha subito restrizioni alla libertà personale, danni economici e rinunce pesanti alla vita di relazione.

Alla vigilia della riapertura delle attività commerciali, per le quali è stato previsto un protocollo rigorosissimo, non è neppure ipotizzabile l’assenza di controlli, non solo sanitari, nei confronti di chi ha tenuto un atteggiamento irresponsabile e potrebbe continuare a comportarsi di conseguenza con rischi elevati per la nostra collettività e la possibile ricaduta nell’emergenza, che nessuno di noi può permettersi per le evidenti ricadute in ambito medico e soprattutto sociale. Di conseguenza alla riunione del C.P.O.S.P., da me sollecitata in via d’urgenza e già fissata per martedì 19, chiedo di determinare linee, tempi e modalità di intervento, sia per quanto concerne l’ordine pubblico, sia i provvedimenti sanitari da adottare immediatamente nei confronti di chi abbia eventualmente partecipato alle esequie di Campobasso e di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi, predisponendo tutte le misure di isolamento in caso di riscontrata o evidenziata positività a seguito di screening. Lo dobbiamo alla cittadinanza tutta e in particolare ai residenti nel quartiere, distanti da tali censurabili comportamenti, i quali chiedono alle istituzioni di agire in via preventiva e in via repressiva, a tutela dell’onestà e del rispetto delle regole del vivere civile”. Questa la lunga nota a firma del sindaco Carlo Masci.

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