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Amedeo Pomilio: “È un momento difficile per lo sport pescarese, ripartire dalla base”

Pescara. “È un momento difficile per lo sport pescarese: con il Pescara Calcio penultimo in B, nelle altre discipline si naviga nei tornei minori. Un discorso a parte merita la pallanuoto che in riva all’Adriatico ha grandi tradizioni. Oggi sono infatti due le squadre che militano nel girone 4 di serie B: si tratta de Pescara Pallanuoto che è pur sempre la squadra che aveva dominato fra gli anni ’90 e il 2000 la scena internazionale e il Club Aquatico. I tempi in cui Pescara vinceva Tricolore e Coppe sono lontani e non solo da un punto di vista temporale. L’auspicio è quello di rivivere, almeno in parte i fasti di un tempo”.

Parla di passato e di futuro Amedeo Pomilio, pluricampione di pallanuoto, pescarese doc e oggi vice del ct
azzurro Alessandro Campagna.

“Proprio poche settimane fa è scomparso Ivo Trumbic – ricorda – che fu il tecnico nel 1987 della squadra del triplete. Quanto fatto dalla pallanuoto Pescara tra il 1985 e il 2000 è stata una cosa incredibile. Come è stato possibile? Tante le componenti che contribuirono. Tradizione sportiva e profondo legame tra il territorio e le realtà economiche. A tutto questo bisogna poi aggiungere una grande capacità manageriale dei dirigenti di allora quali furono Gino Pilota, Gianni Santomo e Gabriele Pomilio. Persone capaci e brave anche a coinvolgere grandi sponsor non solo locali. Basti pensare che nel periodo d’oro della pallanuoto pescarese ci furono al nostro fuoco grandi aziende come per esempio la Benetton e altre locali. Una azione – spiega – di co-marketing. Devo dire che in quel periodo c’era anche un terreno più fertile a livello economico. La pallanuoto poi a Pescara, città passionale, riuscì ad entrare nel cuore della gente. Ci fu un grande legame anche affettivo con il territorio. Si riuscì insomma a fare sistema. Forze politiche, forze
economiche, forze sociali e territorio legati tra loro. Oggi i tempi sono cambiati. Anche lo sport è cambiato. Per
provare a tornare almeno in A1, occorre un progetto sportivo e dirigenti sportivi con abilità manageriali, e
capaci di coinvolgere i vari attori. Partire dalla base è fondamentale”.

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