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Approvati dalle 4 Asl abruzzesi i piani per l’abbattimento delle liste d’attesa, Verì: sfida non semplice

Pescara. Le 4 Asl provinciali abruzzesi hanno trasmesso al Dipartimento Salute della Regione i rispettivi piani attuativi aziendali per l’abbattimento delle liste d’attesa, recependo le disposizioni contenute nel nuovo Piano operativo regionale, approvato lo scorso maggio dalla giunta, su proposta dell’assessore Nicoletta Verì. Gli strumenti, approvati dai direttori generali delle aziende sanitarie, fanno proprie le direttive regionali, che introducono nuove azioni per il governo delle liste d’attesa: l’omogeneizzazione del sistema di prescrizione, prenotazione ed erogazione; la promozione del principio di appropriatezza nelle sue tre dimensioni: clinica, organizzativa e prescrittiva.

Si interverrà, innanzitutto, sull’aumento dell’offerta, garantendo prestazioni aggiuntive (affidate a personale Asl) anche in orari serali e festivi. Una misura che potrà essere assicurata grazie a un finanziamento complessivo straordinario di 2 milioni di euro messo a disposizione della Regione. Fondi che vanno ad aggiungersi agli altri 7 milioni e 600mila euro (per il triennio 2019 – 2021) di risorse statali da destinare alla riduzione delle liste di attesa e ad ulteriori spazi finanziari, da individuare nei 16 milioni di risorse aggiuntive, che saranno assegnate alle Asl abruzzesi per il potenziamento dell’organizzazione sanitaria.  Un ruolo nevralgico viene riconosciuto ai Cup, con un nuovo sistema di prenotazione che passa per la differenziazione tra primi accessi e controlli successivi.

Per i primi accessi le richieste verranno gestite in base alla classe di priorità barrata dal medico prescrittore della prestazione, sulla base delle disposizioni regionali. Ogni classe di priorità (in tutto sono 4: urgente, entro 72 ore; breve, entro 10 giorni; differibile, entro 30 giorni; programmabile, entro 180 giorni) avrà un’agenda differenziata e trasparente, che permetterà anche di mettere a disposizione dei pazienti quelle disponibilità che spesso non vengono utilizzate, soprattutto nelle due classi intermedie. Tra gli obiettivi posti alle Asl con il nuovo Piano operativo regionale, c’è inoltre quello di ridurre il tempo massimo per una prestazione programmabile: da 180 a 120 giorni. Per scongiurare il fenomeno dell’abbandono, vale a dire prestazioni prenotate e poi non effettuate, gli utenti avranno poi l’onere di comunicare la disdetta entro 72 ore dalla data fissata, pena il pagamento del ticket dovuto. Nel caso di indisponibilità di posti, infine, la richiesta verrà trasferita dal Cup allo “specialist”, una figura che si occuperà di individuare un appuntamento e lo comunicherà direttamente al cittadino. Saranno invece direttamente gli specialisti a gestire i controlli successivi alla prima visita: lo faranno attraverso il Cup di secondo livello, evitando disagi agli utenti.

Per tagliare ulteriormente i tempi di attesa, le Asl potranno pianificare prestazioni aggiuntive in libera professione, che però non graveranno sulle tasche dei pazienti, i quali ne usufruiranno con la normale impegnativa del medico. In caso di necessità, sarà inoltre possibile acquistare prestazioni da operatori sanitari privati accreditati dalla Regione. “Siamo perfettamente consapevoli che quella della riduzione delle liste d’attesa è una sfida non semplice”, sottolinea l’assessore Nicoletta Verì, “ma sono convinta che lavorando tutti insieme con lo stesso obiettivo e con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti (dai medici di medicina generale ai pediatri di libera scelta, dagli specialisti al personale infermieristico, dai tecnici al personale dei Cup), riusciremo a centrare il risultato. Per questo l’attuale governo regionale ha predisposto in tempi brevissimi il quadro di riferimento, recependo l’intesa Stato-Regioni dello scorso febbraio, e ha previsto anche la dotazione finanziaria per portare a termine il programma. Nei primi giorni di settembre convocheremo la riunione della Cabina di regia sul governo delle liste d’attesa, così da fare il punto e confrontarci con le Asl sui prossimi passi da affrontare”.

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