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Chirurgia ortopedica con “navigatore” per protesi ginocchio: ecco la prima volta all’Asl di Pescara

L'intervento è stato eseguito da Palmieri a Penne

Pescara. Un sistema computerizzato optoelettronico, un ‘navigatore’, che consente la ricostruzione geometrica e tridimensionale del ginocchio da operare e trasmette in tempo reale al chirurgo informazioni su come si sta eseguendo l’intervento, per ottenere la precisione del gesto operatorio: è quello in dotazione all’Unità Operativa di Artroscopia e Traumatologia dell’ospedale di Penne, diretta da Domenico Palmieri che due giorni fa ha eseguito un intervento, perfettamente riuscito, il primo nella Asl di Pescara. Palmieri ha affinato in Francia, a Lione, una tecnica che lì è routine, come in altri ospedali di Paesi europei. “Spero che lo diventi presto anche qui” commenta. Interventi del genere sono consigliati su pazienti di 70-75 anni, “considerando che la durata di una protesi è dai 15 ai 20 anni – spiega Palmieri – ma anche su pazienti di 40/45 anni con artrosi conseguente a fratture o comunque traumi importanti subiti magari vent’anni prima. Questo primo intervento ha riguardato una persona di 65 anni che aveva subito da giovanissima l’asportazione massiva del menisco, cosa che oggi, con le tecnologie a disposizione, non ci sogneremmo di fare”.

Come funziona il ‘navigatore’: hardware e software del sistema trasmettono informazioni, non sostituiscono il chirurgo che esegue l’intervento, mentre il computer fa sì che il posizionamento della protesi risulti assolutamente preciso. Il computer non ha bisogno di esami pre- operatori, tipo TAC o RMN, per la ricostruzione tridimensionale dell’articolazione da operare, ma è necessario solo durante l’intervento per posizionare dei reperi sul femore e sulla tibia che il rilevatore ottico utilizza per controllare le fasi operatorie. È inoltre necessario acquisire, toccando con idoneo strumento palpatore, alcuni punti ossei stabiliti per consentire al software la ricostruzione precisa del segmento scheletrico da operare. Con l’ausilio del computer il chirurgo compensa la mancanza di visibilità che mini incisioni della cute e dei tessuti articolari provocano, oltre ad avere un’accuratezza e una precisione più elevate. Quindi, se pur con tempi chirurgici più lunghi (comunque entro le due ore) questa tecnologia permette una più lunga affidabilità e sopravvivenza del sistema protesico impiantato e, specie nei pazienti più giovani, evita il rischio di revisione dettato dall’usura delle componenti.

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