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Chiuso il centro diurno integrato di Pescara: al via le proteste

Pescara. “Innanzitutto mi preme sottolineare che la chiusura del Centro Diurno Integrato di Via Vespucci a Pescara non stata decisa dalla magistratura e non sembra essere una meccanica conseguenza dell’attività giudiziaria relativa all’inchiesta in corso”, dichiara Maurizio Acerbo, ex-consigliere comunale e regionale. Familiare di un ex-utente del Centro Diurno Integrato, “si tratta di una decisione autonoma della Asl di Pescara che appare priva di motivazione”.

Acerbo poi ci rende una lunga nota di commento sulla decisione della chiusura del centro che alterna toni polemici ad un tono più disilluso:

“Dalla lettura della delibera N.752del 13/05/2021 che allego si evince che la dirigenza della Asl di Pescara ha deciso di chiudere il Centro Diurno Integrato di Via Vespucci come preannunciato il giorno prima a utenti e operatori. Ma non viene spiegata la ragione. Semplicemente il Centro Diurno Integrato non viene citato. La delibera ha per oggetto l’avvio della procedura negoziata per l’affidamento annuale del servizio di gestione delle strutture psichiatriche extraospedaliere che erano affidate precedentemente al Consorzio SGS in attesa dello svolgimento di una nuova procedura di gara aperta.
Nell’elenco delle strutture psichiatriche non vi è il Centro Diurno Integrato di via Vespucci a Pescara ma solo il Centro Diurno che è ospitato nello stesso immobile al piano di sotto.
Nella delibera il Centro Diurno Integrato non è citato ma neanche una parola viene spesa per spiegare le ragioni della cancellazione di una struttura che opera dal 2014. Semplicemente la struttura residenziale che ospita 4 pazienti scompare nel nulla.
È bene ricostruire la storia del Centro Diurno Integrato di Via Vespucci. Nacque nel 2014 quando la Asl decise di chiudere la casa famiglia e il centro diurno siti in Via Paolini – Largo Luciano Lama a Pescara. La Asl decise di aprire una casa famiglia a Penne. L’appalto del 2014, aggiudicato dalla cooperativa La Rondine/Consorzio SGS, prevedeva l’apertura di una nuova casa famiglia delocalizzata completamente dall’area metropolitana, ovvero 6 posto letto presso la struttura casa famiglia di Penne, ubicata presso un’ala del distretto sanitario di base (mura appartenenti alla stessa Asl di Pescara).
La scelta di aprire una struttura nell’area vestina era giusta ma immediatamente fui tra quelli che protestarono segnalando che non si poteva lasciare il vuoto nell’area metropolitana di Pescara. I familiari dei pazienti di Pescara fecero presente, assistiti da associazioni come Percorsi e se ricordo bene anche Cosma, che non aveva senso spostarli nell’area vestina lontano dal contesto urbano e sociale proprio. Le famiglie dei pazienti, gli utenti stessi inseriti nella vecchia casa famiglia inchiusura di Pescara (Via Paolini 68, di fronte ingresso direzione generale Asl), si opposero fortemente sia alla chiusura della stessa che al trasferimento dei propri congiunti presso la nuova struttura designata. Tale istanza fu recepita dal dott. Sabatino Trotta allora direttore del CSM di Pescara e dal direttore del DSM dott. Renato Cerbo che proposero l’attivazione sperimentale del Centro Diurno Integrato per fornire una ‘soluzione abitativa protetta e assistita’; (richiesta al direttore generale n.1022 Prot.
DSM 1.10.2014).
La gestione del servizio di casa famiglia fu avviata, come da affidamento bando, dalla Rondine in data del 1 Luglio 2014 ma nella struttura di via Paolini venne gestita la continuità dei progetti riabilitativi dei 4 pazienti rimasti che di fatto, alla data del trasferimento su Penne (struttura pronta ad accogliere gli utenti dal 1 ottobre 2014), non vollero essere trasferiti rifiutandosi categoricamente. Il Dipartimento salute mentale, nella persona del Dott.Cerbo allora direttore del dipartimento, accolse
positivamente la proposta del dott. Trotta e di familiari e associazioni di non far cessare il servizio per i 4 pazienti, anzi di creare un’appendice alla gara d’appalto tale da ridefinire e riqualificare la struttura preesistente in ‘centro diurno integrato’ dove per l’accezione ‘integrazione’ venne intesa l’estensione dell’assistenza alle ore pomeridiane e notturne. Di fatto, i pazienti la mattina, dalle 9.00 fino alle 16.00 avrebbero seguito le attività del centro diurno psichiatrico attiguo e dalle 16.00 fino alle 9.00 del giorno successivo si sarebbero creati dei turni ad hoc, tali da garantire l’assistenza continuativa ad opera del personale socio sanitario costituitosi in staff multidisciplinare.
Dal 2014 tale servizio fu sempre rinnovato. Nel 2015 il direttore del DSM Sabatino Trotta chiedeva proroga, allegando lettera dell’associazione Percorsi, ‘alla luce degli ottimi risultati conseguiti degli utenti inseriti nel Centro Diurno Integrato’.
Nel 2016 il Centro Diurno Integrato da Via Paolini-Largo Lama fu spostato nell’attuale sede di Via Vespucci nei locali posti al piano superiore a quello occupato dal Centro Diurno (delibera 12 dicembre 2016 prot. 6313).
Negli anni il Centro Diurno Integrato ha avuto un turn over di 10 pazienti provenienti dai 3 centri di salute mentale territoriali Pe sud, Pe nord e Tocco da Casauria. Nel trasferimento da via Paolini a Via Vespucci non sono venuti mai a mancare la continuità dei progetti riabilitativi dei pazienti, la continuità terapeutica legata al setting sociale propria del territorio di appartenenza e i livelli occupazionali.

Si tratta di ‘un appartamento supportato in continuità con il Centro Diurno di Pescara. Tale struttura residenziale, denominata Centro Diurno Integrato si qualifica come luogo a minore intensità riabilitativa, in cui vengono ospitati utenti seguiti dai Centri di Salute Mentale’, come si legge nella relazione del dott. Sabatino Trotta del 14.6.2018 allegata alla delibera n.714 del direttore generale Armando Mancini del 3 luglio 2018.
Si ricorse alla definizione di Centro Diurno Integrato, specificandone inizialmente il carattere sperimentale, perché la programmazione aziendale della ASL prevedeva assurdamente una sola casa famiglia e quella era stata ubicata a Penne.  Ora i 4 utenti e la struttura che li ospita scompaiono nel nulla. Perché?
Gli utenti sono stati inseriti su proposta dagli psichiatri referenti ed equipe del centro di salute mentale con lettera di inserimento e successive comunicazioni ed aggiornamenti sull’andamento dei progetti riabilitativi. Il lavoro di rete tra servizi è stato sempre promosso in chiave collaborativa per il bene dei pazienti con sinergie condivise tra lo staff del cdi e servizio inviante. La ASL conosce quindi la missione del cdi ed ha sempre partecipato alla qualità dell’assistenza prestata. Solo ora pare
dimenticarsi di tutto.
Da sottolineare che per tutta la durata del servizio i pazienti non hanno mai subito trattamenti sanitari obbligatori, né ricoveri volontari, bensì successo nelle dimissioni protette e raggiungimento degli obiettivi prefissati dal progetto riabilitativo.  La Asl quindi ha beneficiato del lavoro svolto dall’intero staff sia in termini di costi risparmiati che di qualità dell’offerta riabilitativa. Gli utenti hanno seguito un percorso terapeutico di circa due anni a cui ha fatto seguito uno sgancio protetto
con soluzione abitativa autonoma, rientro in famiglia laddove sia stato possibile attuarlo, lavoro protetto (borsa lavoro), lavoro autonomo, inserimento sociale ad alta inclusione.
Mercoledì 12 maggio 2021 è stata annunciata la chiusura del centro integrato, senza alcuna comunicazione scritta, dal dirigente medico incaricato. La cessazione del servizio pare prevista per il 31 maggio. I pazienti saranno trasferiti, uno fuori regione (in una comunità nel Lazio). Si evince che le nuove strutture proposte agli utenti non rispecchiano la continuità psico-sociale del setting, con possibile rischio di regressione delle abilità e competenze acquisite sino ad ora.

Sul quotidiano Il Centro del 15 maggio Cinzia Cordesco riferisce che la Asl ‘rassicura il personale, sette unità tra operatori socio sanitari, infermieri, psicologi, sul fatto che per essi si profila il riassorbimento nell’azienda che verrà’. Sorge la domanda: se la Asl riesce a garantire l'utilizzo del personale che lavora nella struttura perché non garantire la continuità del percorso dei pazienti? Inoltre si pone un’altra questione: perché depauperare Pescara di una struttura residenziale che ha funzionato?
La tragica morte del dott.Sabatino Trotta e l'inchiesta giudiziaria che lo ha visto coinvolto non dovrebbero indurre a cancellare il suo lavoro e le esperienze che ha costruito. La decisione della Asl appare avventata, non motivata pubblicamente, non spiegata ai soggetti istituzionali del territorio e sarebbe il caso di rimeditarla. Questo promemoria non ha scopi di polemica politica ma è un contributo alla soluzione della questione nell’interesse degli utenti e della comunità”.

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