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Coronavirus, bar e ristoranti: siamo allo stremo, servono ristori come in Germania

Pescara. “Siamo allo stremo. I contributi ricevuti finora sono briciole rispetto al debito accumulato per effetto delle chiusure. Servono ristori sul modello tedesco calcolati in proporzione all’effettiva perdita di fatturato subita e con percentuale almeno del 50%. Solo così si potrebbero salvare una miriade di pubblici esercizi altrimenti destinati a non riaprire nel 2021”. È il grido d’allarme del presidente dell’Associazione Pubblici Esercizi/Confcommercio per la provincia di Pescara, Carlo Miccoli.

In Abruzzo, ricorda, bar, ristoranti e pubblici esercizi in genere sono chiusi dall’11 novembre “e già nel mese precedente, con la chiusura alle 18, avevano subito un forte calo del fatturato. Adesso il governo preannuncia un’ulteriore stretta in vista del periodo di Natale e Capodanno e questo per il settore è un vero è proprio disastro a livello economico, auspicavamo una riapertura delle attività in un periodo così importante per gli incassi”.

“Non entriamo nel merito della valutazione sanitaria” prosegue “ma per ogni provvedimento preso deve essere fatta una misurazione delle conseguenze economiche che produce. Il Centro Studi FIPE/Confcommercio Nazionale ha calcolato che per la ristorazione il solo dicembre vale 7,9 miliardi di fatturato e che il solo pranzo di Natale vale 720 milioni di euro. Incassi che andranno persi per sempre. Nella stessa situazione ci sono bar, pasticcerie, gelaterie e tutto il mondo del pubblico esercizio che da inizio anno ha dimezzato il fatturato. Il nostro è un sistema fragilissimo, fatto nella maggior parte dei casi da piccole attività a gestione familiare che non riescono più a fare fronte agli elevati costi fissi e agli impegni finanziari con il mondo bancario e con il fisco”.

A rischio, dunque, “la sopravvivenza di quella rete di bar, trattorie, ristoranti tipici, pasticcerie e gelaterie artigianali che tutto il mondo ci invidia e che rischia di scomparire per sempre”.

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