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Coronavirus, l’Rt in Abruzzo è 1.35. L’indice cala in Italia, ma Speranza avverte: non basta

L’Aquila. Continua a crescere i casi, sono 40.902 i contagiati dal coronavirus individuati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Sono state 550 le vittime di Covid nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Record di tamponi nelle ultime 24 ore: sono 254.908, circa ventimila più del giorno prima. Il rapporto tra positivi e test resta costante al 16%. Sono oltre 30 mila i ricoverati con sintomi da Covid in reparti ordinari in Italia: con l’aumento di 1.041 unità nelle ultime 24 ore.

Venti Regioni/PA sono classificate a rischio alto e una a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese, “configurando di fatto su tutto il territorio nazionale un rischio elevato di epidemia”. Lo evidenzia il monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute.

Per quanto riguarda l’indice Rt, che indica la trasmissione del contagio, in Abruzzo è di 1.35 (1.34). Nella giornata di ieri nella regione si sono registrati 683 nuovi casi e 15 morti di cui 13 nella Asl 1. E’ ancora una volta L’Aquila la località abruzzese con più nuovi casi di coronavirus: sono 66 i contagi accertati nelle ultime 24 ore. Il totale dal primo novembre a oggi è di 781 casi. Vale a dire che più dell’1% della popolazione ha contratto il virus solo negli ultimi tredici giorni. In crescita anche Teramo: 63 i nuovi casi; 388 se si considera il periodo dal primo novembre ad oggi. Trentatré i casi nell’area metropolitana – 23 a Pescara e 20 a Montesilvano – che salgono a 533 considerando i primi 13 giorni di novembre.

La regione che risulta avere l’Rt piu’ alto e’ la Toscana con 1.8. Di seguito nel dettaglio: Basilicata 1.63 (1.64) Calabria 1.3 (1.38) Campania 1.58(1.62) Emilia Romagna 1.4(1.4) Friuli V.G. 1.47(1.42) Lazio 1.04(1.04) Liguria 1.2(1.1) Lombardia 1.61(1.46) Marche 1.35(1.55) Molise 1.32(1.31) Piemonte 1.37(1.31) Pa Bolzano 1.55(1.59) Pa Trento 1.32(1.3) Puglia 1.45(1.44) Sardegna 1 (1) Sicilia 1.18(1.13) Toscana 1.81(1.8) Umbria 1.43(1.43) Valle d’Aosta 1.5(1.74) Veneto1.29(1.26)

Nel periodo 22 ottobre-4 novembre 2020, l’indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,43. Si riscontrano valori medi di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle Regioni/PA italiane e superiori a uno in tutte Regioni/PA. L’epidemia in Italia, seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione.

“Necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”. E’ quanto stabilisce il consueto monitoraggio dell’Iss analizzando i dati epidemiologici della settimana. “Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”.

Emergono “forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente, in un numero crescente di Regioni/PA, delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri. Ciò interessa l’intero territorio nazionale. 12 regioni all’11/11/2020 avevano superato almeno una soglia critica in area medica o Terapia intensiva. Nel caso si mantenga l’attuale trasmissibilità, quasi tutte le Regioni/PA hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese”.

“Abbiamo 2-3 settimane di tempo per valutare cosa avverrà: si potrebbe anche decidere di allentare queste misure, o di chiudere ulteriormente. Abbiamo attivato una serie di misure proporzionate alla circolazione del virus nelle specifiche aree d’Italia. Se queste vengono rispettate, saremo in grado di evitarlo. Se non ci dovessimo riuscire, tutte le regioni diverrebbero rosse, e di fatto il lockdown generalizzato si realizzerebbe nei fatti”, ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministro della salute.

Questa settimana si osserva un ulteriore forte incremento dei casi che porta l’incidenza negli ultimi 14 giorni a 648,33 per 100.000 abitanti nel periodo 26/10/2020-08/11/2020 (contro 523,74 nel periodo 19/10/2020-01/11/2020). L’aumento di casi è diffuso in tutto il Paese.

“Per i primi mesi del 2021 dovremmo avere almeno 2 vaccini, forse anche 3 o 4. Questo è un dato già importante, perché significa che avremmo più aziende che possono produrlo e maggiore capacità per la diffusione. Bisognerà anche capire se la loro immunità sia duratura o transitoria. Personalmente sono contrario a rendere obbligatorio il vaccino negli adulti, personale sanitario a parte. Ma se questo vaccino sarà obbligatorio dipenderà da una scelta politica”, ha detto Ricciardi.

“Il numero di casi di Covid-19 nel nostro Paese è salito a 650 per 100mila abitanti, anche se questa settimana l’Rt sembra essere leggermente diminuito da 1,7 a 1,4, ma si trova comunque sia al di sopra di 1 e questo rappresenta solo un primo segnale di una diminuzione della trasmissione che potrebbe essere attribuita ai provvedimenti che sono stati sinora presi. Purtroppo però il virus circola in tutto il paese”. Lo afferma in un videomessaggio il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

Il calo dell’Rt è stato accolto con favore dal ministro della Salute Roberto Speranza. “La circolazione del virus è molto significativa nel nostro Paese ma oggi arriva una primissima notizia confortante perchè l’Rt scende da 1,7 a 1,4 ma questo non basta e abbiamo bisogno di portarlo nel più breve tempo possibile sotto l’1, perchè ciò significherà salvare più vite umane e ridurre i contagiati, alleviando il peso delle nostre strutture sanitarie”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza al Tg1, sottolineando che a tal fine è fondamentale il contributo di tutti.

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