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Covid, Dad recupera chi non voleva studiare più ma danneggia i più piccoli

Pescara. Per ora non ci sono dati ufficiali ma per alcuni ‘ritirati sociali’ minorenni la Didattica a Distanza al tempo del Covid è stato un aiuto per consentire di proseguire gli studi.

A dirlo è l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti al termine dell’incontro con la presidente della
Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza Antonella Costantino.

“Sarà avviato uno studio sui ritirati sociali, i cosiddetti Hikikomori, – ha spiegato Garlatti – per ora non ci sono evidenze scientifiche, ma alcuni durante la pandemia hanno tratto quasi giovamento: nel senso che il ritirato sociale è
stato agganciato con la didattica a distanza e quella che prima era una totale esclusione dall’istruzione, poiché il
ragazzo non uscendo dalla sua stanza non andava a scuola, è stato un po’ recuperato e in alcuni casi attraverso
la Dad ha preso il diploma, quindi una buona notizia”. Rimane alto invece il livello d’allarme per la salute
mentale dei minori correlata alla pandemia.

“È un argomento che come autorità mi sta molto a cuore e intendo approfondire – ha aggiunto Garlatti – . Anche in questo caso mancano i dati scientifici a livello nazionale ma i campanelli d’allarme ci sono”.

Garlatti ha ricordato che gli accessi ai pronti soccorso delle grandi città sono aumentati: “i dati del Bambino Gesù di Roma (un accesso al giorno per autolesionismo da parte di minori), del Sant’Orsola di Bologna e della Fondazione Mondino in questo senso sono molto inquietanti ed agghiacciati” ed in alcuni casi segnano un più 30% di accessi nei reparti di neuropsichiatria rispetto al 2019. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il Italia ci siano pochi letti di neuropsichiatria infantile: “sono solo 92 in tutta Italia – ha spiegato – e geograficamente mal distribuiti. Alcune regioni del Sud sono messe abbastanza male”.

Secondo la Garante c’è una zona grigia in cui il minore non ha ancora sviluppato una patologia mentale ma sta male e la realtà, al di là della mancanza di dati scientifici, è che i ragazzi in questo momento stanno male”.

Durante l’incontro “c’è stato proposto un protocollo di collaborazione, a cui avrei assolutamente piacere di aderire, – ha concluso – per fare delle indagini quantitative e qualitative” proprio su questo argomento.

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