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Covid hospital, esplode la polemica tra L’Aquila e Pescara: 5 posti occupati in terapia intensiva su 40

È stato chiesto che i ricoverati covid siano concentrati nell'hub di Pescara che ospita solo 5 dei 40 posti a disposizione

L’Aquila. In un momento in cui in Abruzzo i contagi non hanno messo sotto pressione reparti specifici di rianimazione e di medicina, esplode la polemica tra L’Aquila e Pescara sul cosiddetto “covid hospital”, realizzato lo scorso anno a Pescara in una struttura adiacente all’ospedale civile dotata di 214 posti letto covid a regime, mai del tutto attivati, di cui 40 di terapia intensiva.

Il sindaco dell’Aquila, Perluigi Biondi, per primo, e il direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale, Pierluigi Cosenza, anche lui aquilano, hanno chiesto pubblicamente che gli 11 ricoverati covid in terapia intensiva nei vari ospedali abruzzesi, siano concentrati nell’hub regionale di Pescara che ospita solo 5 dei 40 posti a disposizione. Questo per permettere un numero maggiore di prestazioni normali negli ospedali provinciali, a partire dagli interventi chirurgici, utilizzando il personale per la cura delle altre malattie.

A dire di no alle due proposte è stato il pescarese Alberto Albani, referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, nonché primario del Pronto Soccorso del “Santo Spirito”. Nel botta e risposta, Biondi ha chiesto le dimissioni di Albani. Tacciono l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, e il direttore del Dipartimento Sanità, Claudio D’Amario.

Intervengono anche la deputata aquilana Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci che si scagliano contro Albani. Biondi, in veste di presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl della provincia dell’Aquila, rivolgendosi alla Regione Abruzzo e alla Struttura commissariale dell’emergenza pandemica, aveva osservato che “una gestione ‘polverizzata’ delle ospedalizzazioni richiederebbe molto più personale che non concentrando le attività in unico presidio. In un momento in cui l’incidenza nelle terapie intensive di malati da coronavirus è bassa ritengo che questi vadano concentrati e dirottati nell’hub regionale di riferimento”.

“Non si può fare”, la secca risposta di Albani, “dirottare tutti gli anestesisti sul Covid Hospital si tradurrebbe in una riduzione di interventi. Non si può interrompere l’attività routinaria dell’ospedale migliore d’Abruzzo, dati alla mano. Il mutuo soccorso interviene quando una Asl non ce la fa più, ma non è questo il caso. Ho già risposto all’appello per vie istituzionali: non è possibile”.

“È ora che Albani chiarisca una volta per tutte se lavora per tutelare gli interessi generali della comunità abruzzese o quelli particolari della sua Asl, cioè Pescara. In questo secondo caso, chiedo all’assessore Verì di rimuoverlo dall’incarico, considerato anche che si tratta di mandato fiduciario assegnato dalla precedente Giunta guidata da D’Alfonso”, ha attaccato Biondi.

“Abbiamo finanziato un covid hospital, quello di Pescara, con 13 milioni di euro di soldi pubblici, e ora deve funzionare, assorbire i pochi casi di pazienti covid in terapia intensiva, dislocati anche in altri ospedali, situazione che non ha senso dal punto di vista gestionale e che compromette le altre prestazioni sanitarie”, ha spiegato Cosenza per il quale il personale non è un problema, “nulla vieta che altre Asl possano inviare a Pescara anestesisti e operatori di supporto, bisogna ragionare come una squadra”.

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