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Prevenzione del disagio tra operatori di Polizia – nuove prospettive, se ne è parlato ieri a Pescara

Pescara. Ieri a Pescara, nell’affollatissima sala consiliare del Comune, si è svolto il convegno “Prevenzione del disagio tra operatori di Polizia – nuove prospettive”, organizzato dalla segreteria provinciale Fsp polizia di Stato di Pescara con la collaborazione di Anfedipol e con il patrocinio del Comune di Pescara, della Regione Abruzzo, dell’Ordine degli Psicologi Abruzzesi e dell’associazione P.E.A. (Psicologia Emergenza Abruzzo).

“Nel ringraziare gli ospiti e le autorità intervenute”, scrive la segreteria provinciale,  “tra cui il Prefetto e il Questore di Pescara, non possiamo fare a meno di sottolineare la grande partecipazione dei nostri colleghi, per un fenomeno evidentemente molto sentito.  Nell’occasione, grazie alla competenza ed all’esperienza dei relatori di P.E.A., abbiamo affrontato le varie cause di disagio e abbiamo compreso l’importanza del coinvolgimento delle associazioni per costruire una rete di sostegno utile alla prevenzione. Inoltre abbiamo raccolto una testimonianza dal vivo, grazie all’intervento del fondatore dell’associazione Sono Papà, in passato anch’egli appartenente alle Forze dell’Ordine, ed abbiamo toccato con mano il disagio e la sofferenza che ci ha fatto vivere un attore che ha dato voce a una richiesta di aiuto di un uomo in divisa raccolta dall’associazione”.

“L’intervento del dirigente superiore tecnico Silvia La Selva”, sottolineano, “in servizio presso la Direzione Centrale Sanità della Polizia di Stato, ci ha consentito di approfondire la questione del disagio dal punto di vista dei “poliziotti che rappresentano quel bellissimo box media che ti può proteggere e ti dà delle regole o osserva che esse vengano rispettate. Per questo motivo, quando un poliziotto si uccide cade inevitabilmente quella sensazione di sicurezza per la collettività”. In questo contesto è emerso il disagio tra gli operatori e la difficoltà nel chiedere aiuto per chi è abituato a darne e che smarrisce il senso della sua funzione.  Sono stati quindi illustrati gli impietosi numeri della strage silenziosa dei suicidi in divisa e le recenti iniziative del Dipartimento a livello organizzativo e normativo, tra cui l’importante osservatorio permanente e il tavolo per la prevenzione del disagio voluti fortemente dal Capo della Polizia, l’istituzione di una Help Line e l’assunzione di Psicologi”.

“In chiusura del convegno il segretario generale di Fsp polizia di Stato, Valter Mazzetti”, proseguono, “componente di quel tavolo per la prevenzione del disagio istituito dal Dipartimento di P.S., ci ha offerto una sofferta esperienza diretta e ci ha consentito di conoscere le iniziative del sindacato in funzione propositiva e propulsiva, nonché le proposte di modifiche normative in particolare in relazione al “famigerato” art. 48 del Regolamento di Servizio, mitigato con la previsione dell’art. 48 bis che dovrà essere approvato al più presto.  Con questo nuovo strumento normativo, infatti, in caso di accertato disagio psico-sociale conseguente ai tanti “casi della vita” è disposto, sulla base del parere della competente struttura sanitaria, per un periodo massimo di 90 giorni, il solo ritiro della pistola e l’assegnazione a compiti interni non operativi con il mantenimento del trattamento economico fondamentale ed accessorio. In questo periodo il collega”, precisano, “oltre a continuare a sentirsi parte integrante della nostra grande famiglia, potrà sottoporsi a mirati percorsi di sostegno alla salute psico-sociale sia presso le nostre strutture sanitarie a ciò deputate o presso centri o scuole di psicoterapia convenzionati.

“In conclusione intendiamo sottolineare che i numeri agghiaccianti dei suicidi tra appartenenti alle Forze dell’Ordine impongono un cambio di passo nelle iniziative messe in campo ma anche una riflessione più ampia sulle cause del disagio per eliderne l’efficacia. Certamente la tipologia di impiego, i trasferimenti, le normative di settore e le questioni economiche, non aiutano a superare le difficoltà che possono vivere donne ed uomini in divisa ed è proprio su queste ed altre questioni tipicamente del personale delle Forze dell’Ordine che bisogna interrogarsi per incidere in maniera netta migliorando le condizioni di lavoro. Il nostro auspicio è che se ne continui a parlare”, concludono, “che la rete di supporto messa in campo dall’amministrazione, dalle organizzazioni sindacali, dai colleghi e dalle associazioni sia sempre più forte e che iniziative come quella di oggi siano solo un punto di partenza”.

 

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