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Riapertura degli impianti Brioni, sindacati e PRC dicono no: diversi lavoratori hanno febbre e disturbi respiratori

Penne. Sindacati e PRC contro la riapertura degli impianti Brioni. “Le segreterie provinciali confederali e di categoria di CGIL e FILCTEM CGIL, CISL e FEMCA CISL, UIL e UILTEC UIL, unitamente alle RSU e RLS dell’azienda Brioni Roman Style, a tutela di tutti i lavoratori, lavoratrici e dell’intera comunità vestina, un territorio martoriato dall’epidemia di Coronavirus, al netto degli sforzi importanti e apprezzati effettuati dall’azienda per il rispetto del protocolli vigenti, evidenziano che la riapertura della Brioni Roman Style, azienda con oltre mille dipendenti dislocata su tre sedi, in questo momento risulta eticamente e moralmente devastante, perché potrebbe vanificare gli sforzi che si stanno facendo per limitare la diffusione del contagio” scrivono i sindacati, in una lettera indirazzata al prefetto di Pescara , Gerardina Basilicata, al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, al vicesindaco di Penne, Gilberto Petrucci, al sindaco di Montebello di Bertona, Gianfranco Macrini, al sindaco di Civitella Casanova, Marco D’Andrea, ai Comuni dell’area vestina di competenza dell’Asl di Pescara, ai dipendenti Brioni Roman Style e all’intera comunità vestina.

“Non posticipare la riapertura dell’azienda potrebbe dar luogo a un aumento notevole del numero dei casi da contagio” scrivono i sindacati. “Non hanno ancora conferma anche a causa della privacy, ma siamo a conoscenza che diversi lavoratori e lavoratrici manifestano febbre anomala e disturbi, anche se lievi, alle vie respiratorie, e che si sono messi in auto-quarantena; pertanto, non sono presenti nei registri della Asl e della protezione civile. All’interno dei siti lavorano anche persone che giungono dalla zona rossa appena richiesta al governo italiano da parte della Regione Abruzzo”.

“L’azienda Brioni Roman Style” continuano i sindacati “non produce beni di prima necessità, anche se immaginiamo che al momento possono esserci calendarizzate alcune consegne. A meno di una riqualificazione dei siti che le permetta di produrre mascherine e materiale protettivo, come diverse aziende tessili, hanno iniziato a fare da qualche giorno, non riteniamo necessario e consigliabile la riapertura dell’azienda”.

“Pertanto, ascoltando le preoccupazioni dei lavoratori, chiediamo e invitiamo l’azienda a continuare ad applicare la cassa integrazione, con l’auspicio che arrivando alla fine di aprile si sia superato il fatidico picco di contagi e si verifichino tutte le condizioni per poter avere lavoratori e lavoratrici pronti a riprendere serenamente la loro attività lavorativa. Invitiamo inoltre il prefetto di Pescara, il presidente della Regione Abruzzo e l’Asl di Pescara a interagire con i responsabili aziendali per raggiungere una soluzione comune che tenga conto di tutti gli interessi presenti in essere, ma soprattutto atta a tutelare la salute e lo stato psicologico dei lavoratori e delle lavoratrici della Brioni Roman Style” concludono i sindacati.

“Oggi scriveremo a sindaci, prefetto, ispettorato del lavoro e Asl, associandoci a quanto già fatto dai sindacati nel manifestare tutti i rischi della riapertura degli impianti produttivi Brioni”. A sostenerlo sono il segretario regionale PRC-SE Abruzzo, Marco Fars, il segretario provinciale PRC-SE Pescara, Corrado Di Sante, e il segretario cittadino PRC-SE Penne, Gabriele Frisa.

“L’elenco delle inadeguatezze esposto dai lavoratori non è frutto di paura” spiegano gli esponenti del PRC in una nota “ma di conoscenza del ciclo produttivo che difficilmente può prestarsi a rispettare le prescrizioni minime per evitare il diffondersi del contagio. Ricordiamo che quando i lavoratori si astengono dal lavoro lo fanno non solo per loro, ma per noi tutti. È paradossale che si richiami la popolazione a provvedimenti sempre più restrittivi e poi si costringono centinaia di persone a spostarsi anche per chilometri dovendo raggiungere un luogo di lavoro che nessuna norma può rendere sicuro al 100%”.

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