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#Rigopiano, inchiesta bis sulla telefonata scomparsa. Parla superstite: disgustato da ciò che emerge

Pescara. “Sono sempre più disgustato da quello che emergendo sul dopo-Rigopiano”. Così Giampaolo Matrone, uno dei superstiti del disastro del resort sepolto dalla valanga, nel quale però ha perso la moglie Valentina ed è rimasto gravemente menomato, commenta il nuovo fascicolo d’indagine sulla tragedia aperto dalla Procura di Pescara. La quale ha appena notificato sette avvisi di garanzia a carico del personale della locale Prefettura per il reato di frode in processo penale e depistaggio per aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni di quel maledetto 18 gennaio 2017 alla squadra Mobile di Pescara per nascondere una chiamata di soccorso effettuata da un carabiniere.

Tra gli indagati figurano l’ex prefetto in persona, Francesco Provolo, e Daniela Acquaviva, la funzionaria diventata tristemente “famosa” per la frase “la madre degli imbecilli è sempre incinta” con cui bollò come una bufala l’allarme e la cui posizione era stata archiviata nel filone principale dell’inchiesta, tra lo stupore generale.

Matrone, che è assistito da Studio 3A, ritorna proprio alla sua clamorosa visita in Prefettura del 18 ottobre 2017, nella quale chiese conto alla Acquaviva di quelle sue parole filmando tutta la scena, e alla successiva manifestazione dell’8 novembre 2017 organizzata dal Comitato Vittime, sempre sotto la Prefettura, in segno di solidarietà allo stesso Matrone che era stato segnalato da Provolo alla Procura per il suo “blitz”.

Il prefetto rappresenta lo Stato sul territorio” esordisce il pasticciere di Monterotondo, che ricorda con amarezza il colloquio di quel giorno con Provolo “a cui diedi la mano destra menomata per stringere la sua, come si fa tra uomini, sentendomi rispondere di dargli la mano buona: sono stato deriso”.

Il prefetto”, aggiunge Matrone, “spiegò che, dopo il mio intervento, come capo dell’ufficio aveva l’obbligo di informare dell’accaduto la Procura della Repubblica, che si trattava di un atto dovuto. Ma quel giorno di Rigopiano? Cos’ha fatto o non ha fatto? Con noi si è giustificato asserendo che aveva fatto tutto il possibile e che le carte lo dimostravano: adesso salta fuori che queste carte sarebbero false, anzi, falsificate. Ma ci rendiamo conto?”.

Provolo”, conclude il sopravvissuto, “in quel lungo colloquio continua a ripetere il termine onestà e di avere la coscienza pulita. Parole che fanno ribollire di rabbia alla luce di quello che sta saltando fuori. Un altro schiaffo a chi non ce l’ha fatta e ai loro familiari. E ha anche avuto l’ardire di dirmi che se sono vivo è grazie a lui. Non vorrei invece che mia moglie e le altre 28 vittime fossero morte grazie a lui”.

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