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Stabilimento Amazon a San Salvo, il sit-in di protesta del Partito Comunista Abruzzese

Sit-in di protesta

San Salvo. Nella mattina di Sabato 13 marzo alcuni militanti del Partito Comunista del Vastese hanno fatto un sit-in davanti al sito dove verrà costruito il nuovo stabilimento Amazon a San Salvo. I 251.000 metri quadrati dell’ex autoporto costato alla collettività 33 milioni di euro e rivenduti al colosso dell’e-commerce per soli 3,7 milioni.

Amazon non pagherà, secondo la delibera del Comune, gli oneri di urbanizzazione tranne che per
gli uffici, però decide di “regalare”, con un atto unilaterale, al Comune di San Salvo 2,4 milioni per
opere pubbliche “e di ritenere ricomprese e quindi compensate con il predetto importo tutte le
somme per oneri urbanizzativi e monetizzazioni che ove mai, per qualsivoglia ragione,
approfondimento, ulteriore istruttoria o disposizioni sopraggiunte rispetto al rilascio dei titoli
abilitativi, dovessero risultare dovute dalla scrivente Società e suoi aventi causa al Comune”.

Amazon prevede 3000 dipendenti a regime e questo entusiasma tutti. Però, è anche vero che Amazon non creerà 3000 posti di lavoro fissi, ma 3000 lavoratori precari che saranno costretti a competere tra loro per un rinnovo che alla fine non ci sarà come non ci è stato per i 2000 lavoratori dello stabilimento di Colleferro (FR) licenziati alla vigilia di natale.

“Dopo Amazon il vastese diventerà un deserto, quando avrà spremuto i lavoratori di tutto il territorio fino all’ultima goccia di sudore, andrà altrove a fare lo stesso anche se nel frattempo, avranno abbassato la saracinesca migliaia di attività vere, migliaia di piccole realtà che ancora oggi garantiscono quel po’ di lavoro autentico”, questo il punto del Partito comunista abruzzese. “Se si provasse a guardare cos’è Amazon dall’interno, anziché solo dallo schermo di un PC per ordinare l’ultimo modello di cuffie bluetooth, si noterebbe una organizzazione del lavoro scandita dal primo all’ultimo secondo di lavoro con l’uomo al servizio di un algoritmo che detta tempi di smistamento oltre i limiti umani”.

Lo raccontano, ormai, numerose inchieste: ritmi imposti anche di 360 smistamenti l’ora, 6 al
minuto, uno ogni dieci secondi, percorrendo, in una giornata, anche 20 km con una tensione fisica, mentale ed emotiva così alta che molti magazzinieri Amazon sono dovuti ricorrere a farmaci per tenere quei ritmi lavorativi e che scarica sulla società i costi delle patologie di lavoratori ipersfruttati, buttati fuori dal ciclo produttivo quando non servono più.

“Mentre giganti come Amazon vedono crescere gli utili anche in periodi tragici come la pandemia”, dichiarano in conclusione, “il Partito Comunista si batterà contro la deriva dello sfruttamento e contro questa classe politica locale che fallisce ad ogni suo passo, incapace di progettare un’idea di territorio sostenibile e di una ormai strutturale assenza di analisi che vada al di là del proprio naso”.

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