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Tragedia di Rigopiano e il valzer delle telefonate, indagato un quarto carabiniere

Il tenente colonnello Di Pietro su l'allarme lanciato dal cameriere D'Angelo alla prefettura

Pescara. Riserbo e massima tranquillità trapelano dagli ambienti dell’Arma dei carabinieri a Pescara dopo la notizia pubblicata oggi dal Messaggero dell’iscrizione sul registro degli indagati del tenente colonello Massimiliano Di Pietro in merito all’inchiesta su Rigopiano. Secondo quanto scrive il giornale Di Pietro, all’epoca dei fatti comandante del nucleo investigativo, sarebbe indagato in merito alle vicende relative alla gestione delle telefonate del cameriere Gabriele D’Angelo dirette verso la prefettura il mattino del 18 gennaio 2017: al momento non è dato sapere le ipotesi di reato, ma gli altri 3 carabinieri forestali indagati in questo filone lo sono per falso materiale e ideologico.

A quanto si apprende nei giorni scorsi la difesa del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta avrebbe chiesto al tenente colonello Di Pietro di essere sottoposto a indagini difensive: l’ufficiale avrebbe a quanto pare chiesto di essere semmai ascoltato alla presenza dei pm che conducono le indagini per motivi di correttezza e deontologia professionale. Per tanto l’ipotizzata iscrizione sul registro degli indagati del colonnello potrebbe essere vista come un atto dovuto per formalizzare le sue dichiarazioni.

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