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Ultima seduta della Commissione d’inchiesta su Bussi, consigliere Blasioli: orgoglioso dei risultati ottenuti

Pescara. Ultima seduta per la Commissione d’inchiesta regionale sul Sin di Bussi, che conclude il suo mandato di sei mesi con le audizioni residuali sulla storia, le iniziative e le istanze relative ai siti che ospitano la discarica. A L’Aquila si sono susseguite le presenze di Carmine Ranieri per la Cgil e della giornalista peligna Maria Liberata Di Meo Trozzi che aveva trattato un particolare aspetto relativo le gallerie nell’area industriale di Bussi; Luca Lucentini, Direttore reparto qualità delle acque dell’Istituto superiore sanità e Alessandro Gargini, direttore del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna

“Chiudiamo quello che potrebbe essere un primo tratto del percorso di questo organismo”, auspica il consigliere regionale PD Antonio Blasioli che oggi presiede la Commissione. Dai sindacati è arrivata forte la richiesta di fare il punto sulle iniziative volte alla bonifica e reindustrializzazione, affinché il sito torni ad essere produttivo, senza ipoteche ambientali. La Cgil a nome di tutti i sindacati confederali, ha chiesto sicurezze sull’utilizzo a tale fine dei fondi ministeriali che erano disponibili sulla bonifica che ora realizzerà il soggetto inquinatore, cioè Edison. Bonifica e reindustrializzazione devono essere le priorità, ma che avvenga in linea con le direttive europee sulla sostenibilità ambientale e su quelle derivanti dal Recovery Fund. Le istituzioni devono avere la capacità di agire e intercettare tali risorse, condividendo un percorso il più possibile aperto anche ai soggetti portatori d’interesse”.

“La Commissione ha poi ricevuto una relazione circa la presenza di diversi tunnel tombati, che sono stati anni addietro al centro di un’inchiesta giornalistica arrivata a una localizzazione di tali presenze. Si tratta di gallerie non visibili, perché si troverebbero al di sotto del fondo stradale in un’area che porta alla nuova zona industriale e nei pressi delle discariche 2A e 2B da tempo immemore, mai aperti e verificati se non da un punto di vista visivo, vicini a fonti d’acqua e presumibilmente contenenti iprite, che era un materiale prodotto nello stabilimento nel periodo bellico”.

“Importanti anche i risvolti sanitari, ancora una volta sottolineati in Commissione, stavolta dalle testimonianze del direttore Qualità delle acque dell’Istituto Superiore di Sanità e del professor Gargini dell’Università di Bologna che hanno entrambi fatto rilevazioni in loco in ausilio all’Avvocatura dello Stato e hanno oggi entrambi rimarcato l’allarme proveniente dalle analisi svolte negli anni addietro, per testare l’inquinamento delle acque di Bussi e del SIN e capire dove compiere un’indagine epidemiologica in grado di inquadrare gli effetti dell’esposizione all’inquinamento della popolazione”.

“Infine, sono onorato del ruolo di Presidente e del lavoro di tutta la struttura, dai consiglieri che ringrazio, ai dipendenti regionali che hanno supportato il nostro lavoro. È evidente che Il cammino della Commissione è stato importante e in crescendo: avevamo intenzione di occuparci di uno dei problemi più grandi della nostra regione dal punto di vista ambientale e da quando questa sfida è iniziata sono successe tante cose. Grazie all’attività conoscitiva e di impulso che in questi sei mesi sia con la presidenza Legnini che poi con la mia, abbiamo promosso e portato avanti, accumulando non solo documenti chiari sulla discarica, sui risvolti sanitari, studi epidemiologici, storia civile e anche giudiziaria della vicenda esplosa nel 2007 quando è stata scoperta, oggi la Edison sta provvedendo alla messa in sicurezza delle discariche 2A e 2B che non erano state oggetto di interventi di capping e su cui dal 2018, quando il terreno è passato dalla Solvay al Comune di Bussi, erano ferme anche le operazioni di pump and treat (pompaggio e trattamento) delle acque sotterranee”.

“Vogliamo inoltre pensare che il rinnovato interesse per una discarica che 13 anni fa ha creato sgomento e sdegno non solo in Italia, abbia smosso anche il ministero all’Ambiente, riattivando l’iter di procedimenti troppo a lungo fermi o bloccati da paludi burocratiche e toccando altre esigenze, come l’ampliamento del SIN e l’avvio di bonifica anche su Piano D’Orta”.

“L’auspicio è che messi insieme tutti i tasselli che abbiamo raccolto e presentata la relazione finale, cosa che accadrà l’autunno prossimo, potremo capire se sarà possibile continuare il cammino iniziato e approfondire altri temi che purtroppo per questioni di tempi contingentati dettati dal nostro statuto non abbiamo potuto trattare. Ci resta la consapevolezza di aver lavorato bene per sei mesi su una questione di una complessità unica e la certezza che c’è ancora tanto lavoro da fare per arrivare alla bonifica e ad un futuro sostenibile di quei siti che sia la reindustrializzazione che tutti auspichiamo”.

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