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Confindustria Chieti Pescara promuove incontro con la senior advisor in Ue Cristina Scarfia: protagonisti a Bruxelles dal 1958

Pescara. Analizzare le interazioni che costituiscono la rete di lobby europea e approfondire il ruolo decisivo che la comunicazione può e deve svolgere per la tutela degli interessi dell’economia italiana nelle istituzioni europee. Questi gli obiettivi dell’incontro dal titolo “Le dinamiche del potere europeo” che, promosso da Confindustria Chieti Pescara, si è svolto ieri pomeriggio nella sede dell’associazione. Ospite d’eccezione la senior adviser della delegazione di Confindustria presso l’Unione Europea, Cristina Scarfia, la quale, ricordando che “Confindustria ha un’antenna a Bruxelles fin dal 1958”, sottolinea che “spesso abbiamo un ruolo di supplenza rispetto alla politica, perché ci facciamo interpreti del sistema Paese, che in questi anni è stato rappresentato con poca attenzione o con distrazione, e infatti abbiamo pagato un prezzo altissimo per questo in termini di competitività e di posizionamento nelle politiche”.

Il tema al centro dell’intervento di Scarfia era “Le dinamiche del potere europeo – Governance europea, Advocacy, Comunicazione e Lobby Ue”. Insieme a lei, davanti alla nutrita platea di imprenditori, c’erano il presidente di Confindustria Chieti Pescara, Silvano Pagliuca, e il direttore generale dell’associazione, Luigi Di Giosaffatte.

Cruciale il concetto di lobby, secondo le logiche europee: “Quando ho detto a mia zia, siciliana, che ‘faccio la lobbista’ – esordisce Scarfia – lei mi ha risposto ‘pensavo che fossi una persona perbene’. In Italia, infatti, il termine lobby ha un’accezione negativa. Io, invece, sono orgogliosa del mestiere che faccio. In un sistema come quello di Bruxelles, quelli che fanno il mio lavoro hanno un ruolo di bussola, perché portano dati, esperienze, rappresentano interessi. Un ruolo che ha la sua legittimità nel processo normativo europeo. Un lavoro stimolante e nobile: portiamo in Europa la voce dei nostri associati e delle nostre imprese”.

“Bruxelles – aggiunge – non è un concetto astratto: è fatta di persone, che hanno una vita reale. La capacità di tessere alleanze è decisiva e molte volte le decisioni importanti si prendono in corridoio. Il problema è che spesso noi italiani in quei corridoi non ci siamo. L’Italia viene percepita come marginale perché la classe dirigente italiana, non solo politica ma in senso più ampio, percepisce Bruxelles come distante nonostante insista nella vita di tutti. Noi siamo stati molto ingenui nel concepire la nostra presenza a Bruxelles. A livello europeo, invece, bisogna essere presenti, competenti, credibili. Le nostre imprese devono essere rappresentate a Bruxelles, perché è lì che si decide tutta la regolamentazione che serve alle imprese per stare sul mercato ed essere competitive. E noi ci siamo, tanto da essere stati la prima rappresentanza industriale ad aver aperto un ufficio a Bruxelles”.

“L’imprenditore, prima di essere un imprenditore – dice ancora Scarfia – è un cittadino, e come tale vota e giudica l’operato delle persone che ha votato. Questa è una precondizione per fare l’imprenditore. In questa fase, in cui ci sono grandi giochi che si decidono a livello europeo – osserva l’esperta – quello che può fare l’impresa è far sentire le proprie priorità. E’ cercare di convincere i decisori politici, a cominciare da quelli locali, che poi interloquiscono con quelli più alti, a fare proprie istanze e priorità, e provare a rappresentarle. Magari – evidenzia – cercando anche di intessere delle alleanze con quei Paesi che hanno una filiera produttiva o una struttura produttiva simile alla nostra”.

Per il presidente Pagliuca l’incontro di ieri rappresenta un’occasione importante per “capire meglio alcuni meccanismi, perché per competere al meglio, per creare valore, ma anche, in molti casi, per mantenerlo, è importante conoscere il sistema delle regole e tutto ciò che avviene a Bruxelles. Mi viene in mente un aspetto su tutti: la protezione e la valorizzazione del ‘made in Italy’, brand importantissimo per l’Italia”, conclude.

Secondo il direttore Luigi Di Giosaffatte: “Le nostre imprese hanno a che fare con un apparato amministrativo nazionale che pesa tantissimo sull’economia dei nostri prodotti e servizi, a questo si aggiunge un’Europa che per alcuni temi ha fatto passi avanti ma per altri non riesce a imporsi come una vera Unione di Stato, mi riferisco ad esempio all’immigrazione e alla politica bancaria. Queste cose ci fanno vedere un’Europa più distante, in cui si evidenziano le problematiche tra i poteri che si contendono pezzi di grandi temi strategici”.

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