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Enoteche aperte fino alle 22: ossigeno per 7.200 punti vendita e filiera del vino

Pescara. Si “scagionano” con forza le enoteche italiane dalla ventilata “accusa” di essere movida dopo il malessere manifestato dai sindaci a seguito del Dpcm, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, che consentirà alle enoteche del Paese di poter continuare a lavorare anche dopo le 18.00, ristabilendo – sostiene l’associazione delle enoteche italiane Vinarius – anche la parità di condizioni a livello commerciale tra supermercati e negozi al dettaglio.

Nello specifico nell'”arringa difensiva” dell’associazione diretta ai primi cittadini viene spiegato, per mezzo del presidente Andrea Terraneo, che non va confusa l’attività dell’enoteca con mescita da quella delle enoteche bottiglieria classificate con codice Ateco 47.25 e paragonabili a quella dei negozi di vendita al dettaglio come la Gdo (Grande distribuzione organizzata), gli alimentari non specializzati, fruttivendoli e macellerie.

In particolare Terraneo sottolinea che “la possibilità di poter acquistare il vino direttamente in un negozio specializzato non presuppone in alcun modo che questo possa comportare di necessità un aumento del rischio sanitario causato da eventuali assembramenti che non si verificano fuori da un’enoteca professionale”.

Intanto reazioni positive al Dpcm sono espresse da tutto il settore del vino per la possibilità di ridare ossigeno, dal punto di vista commerciale, alle imprese e alle produzioni enologiche made in Italy. Uguale soddisfazione è espressa per le 7.200 enoteche in Italia.

“In tutte le zone del Paese è stato eliminato – affermano le organizzazioni della filiera vitivinicola di Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, il divieto di asporto dopo le 18:00 per gli esercizi commerciali al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto. Il governo ha dato ascolto al nostro appello a difesa del settore vitivinicolo, che già ha perso a causa del Covid più di 2 miliardi di euro”.

“Da 80 anni il nostro Brunello ha un rapporto speciale con la rivendita specializzata di vino, in Italia e nel mondo; per questo – commenta invece il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci – il rammarico per un’imposizione profondamente ingiusta era doppio: da una parte erano penalizzate le bottiglie di alta qualità, dall’altra chi, come gli enotecari, ha contribuito a rendere famosa la nostra denominazione. E per questo oggi la nostra soddisfazione è doppia”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Consorzio di tutela dei vini Valpolicella Christian Marchesini.
“Le novità del nuovo Dpcm – commenta – portano con sè un primo spiraglio di ottimismo e rilancio, in
particolar modo del mondo enotecario, segmento importantissimo per il mondo della Valpolicella, considerato
che il nostro territorio e i nostri vini hanno una storia secolare e amano essere raccontati”.

Positivo anche il giudizio di Valentino Campli, presidente del Consorzio tutela Vini Abruzzo: “l’opportunità per le enoteche di effettuare l’asporto anche dopo le 18 è un’ottima notizia per le cantine italiane e abruzzesi; si tratta di un canale di vendita strategico per tutte le piccole e medie aziende”.

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