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Rigopiano, parla il fratello di Gabriele D’Angelo: per noi altra botta, non ci fermeremo qui

Il fratello del cameriere del resort: "i politici dovevano tutelare noi cittadini"

Pescara. “Questa è un’altra botta per noi familiari e il nostro sangue si fa ancora più amaro. Quello che dispiace è che queste figure politiche sono quelle che avrebbero dovuto tutelare tutti noi cittadini”. Così Francesco D’Angelo, fratello del cameriere del resort morto nel disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, commenta l’archiviazione di 22 indagati, nell’ambito dell’inchiesta madre, disposta ieri dal gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio. Usciti di scena, tra gli altri, gli ex presidente della Regione e gli ex assessori regionali alla Protezione Civile, restano 25 imputati nel procedimento madre e 7 imputati nel procedimento bis per il presunto depistaggio. 

Procedimenti che nell’udienza del prossimo 13 dicembre saranno riuniti dal gup Gianluca Sarandrea. “Andiamo avanti, non ci fermeremo qui”, prosegue Francesco D’Angelo, “non ci fermeremo alla prima sconfitta di questa battaglia e anzi proseguiremo a testa alta per avere verità e giustizia”. Proprio le richieste d’aiuto del fratello Gabriele, inviate dall’albergo poche ore prima della valanga, hanno dato vita all’inchiesta per depistaggio. “A breve saranno tre anni dalla tragedia”, conclude D’Angelo, “con ancora tanto dolore dentro di noi”.

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