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Sclocco contro Masci: il sindaco che ama Pescara è impreparato a governarla, dove sono programmi e idee?

Pescara. E’ abbastanza singolare che un politico che aspetta di fare il Sindaco da così tanto tempo come Carlo Masci sia arrivato alla meta senza avere un piano, un programma, una strategia subito operativa per la città e per il Comune. Eppure avrebbe potuto agevolmente iniziare a governare, avendo il bilancio approvato, i conti a posto, niente abissi finanziari da colmare e la maggior parte delle attività già ben che avviate: i problemi maggiori sono seguiti dagli uffici, le manifestazioni sono organizzate, i lavori in corso stanno procedendo e persino la sanificazione del mercato coperto di via dei Bastioni, chiuso dopo la visita dei NAS a tre giorni dalle elezioni, è stata predisposta dall’Amministrazione uscente con tempi tali da consentire oggi la riapertura che Masci, in modo abbastanza maldestro, cerca di attestarsi.

A un mese dal voto mi chiedo: qual è il suo valore aggiunto sulla città? Farsi fotografare con i cani nell’acqua dove non potrebbero stare? Spacciare per propri fan degli ignari bambini che mangiano gelati nel centro di Pescara? Oppure chiedere l’esercito per risolvere i problemi che solo in modo incidentale sono a carico del Comune?

Masci in verità sta continuando la campagna elettorale, contando sul fatto che la città non si accorga che non ha ancora una Giunta, meglio, che non ha una Giunta completa. Pescara per la prima volta nella sua storia amministrativa si ricorda un esecutivo a due, a tre col sindaco, privo di deleghe e operatività per governare, nominato nonostante gli strappi enormi con le forze di maggioranza della coalizione, quelle forze che hanno consentito la sua elezione e che gli stanno presentando un conto prevedibilissimo. Un conto che lui pensa di poter eludere mostrando muscoli che non può usare se vuole amministrare davvero la città per tutto il mandato, come in campagna elettorale ha detto di essere pronto a fare, trascinandosi dietro l’icona di un cuore che, pur così giovane di elezione, oggi vive già pesanti aritmie.

La sicurezza, suo cavallo di battaglia, la demanda all’esercito di cui sono le stesse forze dell’ordine a dire che non c’è bisogno a Pescara. Il decoro, altro argomento topico, lo affronta con un selfie con la Polizia Municipale all’interno di un’area che storicamente e da anni è sotto la lente del Giona e dei vigili urbani che lì fanno controlli, sgomberi e attività costante.

Sul mare che ama tanto non dice più niente: per esempio se la pioggia della notte scorsa ha reso l’acqua praticabile o no nel tratto di costa che ha valori variabili, lui che in campagna elettorale aveva annunciato di volere la bandiera blu. Gli sfratti agli abusivi, altra sua priorità, sono concertati da mesi e grazie all’impegno forte dei consiglieri di minoranza in Consiglio Regionale sono stati chiesti fondi per almeno 400.000 euro alla giunta Marsilio per renderli possibili e l’impegno a raddoppiarli, perché non basteranno.

Aspettiamo di sapere quando il lavoro ventilato inizierà, a partire dalla composizione della Giunta, che a un mese dall’elezione ha già rivelato che nella compagine amministrativa uscita dal voto non c’è nulla di nuovo: le facce sono le stesse, alcune rimaste anche dopo discutibili cambi di casacca e stessi anche i metodi che Pescara purtroppo ha già conosciuto. A unirli, stando alle cronache di questi giorni, è solo la fame di poltrone che con la città del futuro che hanno detto di voler costruire, non ha nulla a che fare. Se il buongiorno si vede dal mattino, Pescara è nella palude, senza governo e senza speranza.

 

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