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Variante indiana, si studiano 2 mutazioni: “Uso della mascherina è cruciale”

Pescara. Ricostruire la struttura tridimensionale delle due mutazioni della variante indiana B.1.617 del virus SarsCoV2: è quanto sta facendo il laboratorio di Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-medico di Roma, diretto da Massimo Ciccozzi.

“Stiamo studiando la struttura 3D delle due mutazioni per vedere se sono connesse e se l’una aiuta l’altra”, ha detto Ciccozzi. La variante che si sta studiando è la più diffusa in India, delle due comparse nell’ottobre 2020.
L’altra è stata identificata con la sigla B.1.618 e le sue mutazioni non sembrerebbero preoccupare. “Al
momento – ha aggiunto – non sappiamo quale sia la variante indiana identificata in Italia: sarà noto solo quando
sarà completato il sequenziamento in corso”.

Di questa variante, ha detto ancora, “sappiamo molto poco, la stiamo studiando per verificare l’ipotesi che le due mutazioni possano agire in coppia”. Tuttavia, anche se si trattasse della variante prevalente in India, per Ciccozzi è importante capire che “non è la prima e non sarà l’ultima variante del virus SarsCoV2. In ogni caso è importante continuare a rispettare le regole, indossando la mascherina e facendo attenzione al distanziamento. Osservare queste procedure ci permette di proteggerci da qualunque variante”. Si tratta poi di capire, ha concluso, “se il virus si sta gradualmente adattando all’uomo”.

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